Non vorrei sembrare retorica, ma io tutta questa gran moda
che c'è ora sul portare i bambini, non la capisco. Cioè, non è che non
capisco il motivo per il quale tante mamme si confrontano in gruppi o
blog sull'argomento 'portare', non capisco cosa ci sia di tanto
"polveroso" che c'è bisogno letteralmente di non fare altro ogni ora del
giorno e della notte.
venerdì 13 aprile 2018
venerdì 6 aprile 2018
Felice di essere stata fatta
Oggi il manifesto dell'Associazione Pro Vita ha suscitato scandalo: perchè?
Perché dice la verità: l'essere umano c'è già a 11 settimane, come c'è a 10 e a 12. Qualsiasi sanitario dovrebbe rendersi conto di questa verità. Non è ideologia o semplice opinione: sono biologia, embriologia e fisiologia.
Il feto dipende in tutto e per tutto dalla madre che lo rimane anche se il feto muore (a qualsiasi settimana di gestazione), se il neonato (tra feto e neonato c'è differente solo il luogo dove si trovano: fuori o dentro l'utero, cosa che si tende a scordare) viene dato in adozione, e se viene soppresso. Quest'ulima realtà, la conosciamo leggendo le testimonianze di quei genitori che hanno dovuto affrontare la morte delle loro creatureva causa di patologie "incompatibili con la vita" (la vita da neonati, quindi quella al di là dell'utero): non le testimonianze, però, di quei genitori che hanno deciso di attendere che la loro creatura si spegnesse da sola durante la gravidanza o subito dopo la nascita, ma quelle dei genitori (si autodefiniscono così, quindi lo sanno bene di esserlo) che hanno lottato per avere un figlio cercando lo per anni e ricorrendo anche alla procreazione assistita, ma che poi hanno deciso di seguire il consiglio dei medici che hanno suggerito loro di sopprimere il feto affetto da patologie. La sofferenza che le due tipologie di persone, quelle che attendono la morte del feto spontaneamente e quelle che scelgono che sia provocata, è mostruosa e desta compassione: la personale riflessione sta nnelelpercepire differente il fatto che i genitori "costretti" all'"aborto terapeutico" raccontano di enormi tristezza e delusione dalla vita stessa, mentre quelli che non si lasciano convincere ma optano per l'attesa siano tristi e sofferenti, ma sereni.
venerdì 30 marzo 2018
Dormire col bambino? Sì grazie!
La spiaggia d’estate è, per me, fonte di insegnamenti. La calura
estiva, e il fatto che sotto l’ombrellone non solo si è pressoché nudi
fisicamente, ma pure mentalmente, consente di ascoltare, cogliere
ragionamenti, leggere articoli e trarne deduzioni.
L’argomento principe della scorsa estate è stato il sesso e il sonno condiviso. No, non desidero eviscerare l’argomento, ma solo fare alcune considerazioni.
La coppia di esseri umani (ma potrebbe essere una
coppia di potamocheri o di cigni) s’innamora e, di lì a breve, si
accoppia per perpetrare la specie. Il signor potamochero lo sa che dovrà
occuparsi dell’approvvigionamento di cibo durante la gestazione e
l’allevatura dei cuccioli, così pure il cigno.
Per quanto riguarda la specie umana, specie che si è evoluta a partire, credo, dall’australopiteco afarensis soprannominato Lucy, il chiodo fisso del maschio,
a giudicare da quanto riferiscono psicologi da rivista scandalistica e
programmi mostruosamente italiani del primo pomeriggio, è quello di
tornare ad accoppiarsi con la compagna appena questa si sgrava.
lunedì 19 marzo 2018
Papà: un pensiero felice
Ogni volta che riguardo lo spezzone del film Peter pan, quello con Robin Williams e Dustin Hoffman, uno dei miei pezzi preferiti e che più mi commuove è sicuramente quello nel quale il ritrovato Peter Pan, capisce che il proprio pensiero felice, ossia quello che lo fa volare, è il proprio figlio.
mercoledì 7 marzo 2018
Sulla Violenza Ostetrica
Da
quando iniziai ad occuparmi di violenza ostetrica (circa ancora prima di iniziare il corso di laurea in Ostetricia), sono state fondate
diverse associazioni che hanno fatto rete tra loro. Numerosissime, si
occupano di maternità, di cura del neonato e di evitare cesarei inutili
(un prestito linguistico del termine ‘innecesarean’). Da ogni parte,
anche su facebook, queste organizzazioni spesso internazionali, cercano
il più possibile di sensibilizzare sia le donne, sia gli operatori, al
fatto di contrastare il terribile fenomeno della violenza ostetrica. Ci
sono un sacco di pagine e di siti internet che, in modo più o meno
discutibile, provano a sollevare l’interesse sull’argomento. Mi
piacerebbe molto condividere ciò che ho letto sul web, prima di poter
parlare dell’oggetto del mio articolo odierno: voglio dare voce a tante
donne che credono davvero in quello in cui lavorano e che lo condividono
con ardore.
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